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Wit

locandina wit
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Regia: Mike Nichols
Interpreti: Emma Thompson, Christopher Lloyd, Eileen Atkins, Audra McDonald, Jonathan M. Woodward
Anno di produzione: 2001
Durata: 98’
Tipologia: lungometraggio
Genere: drammatico
Paese: Gran Bretagna/USA

La storia. Wit è la riduzione cinematografica del dramma di Margaret Edson, già interpretato da Emma Thompson sulla scena. Si tratta di un film molto aspro e difficile da vedere per chi sta affrontando la malattia, nobilitato però da una straordinaria prova d’attrice di Emma Thompson, che qui è Vivian, una professoressa di letteratura malata di tumore ormai terminale, di cui il film racconta gli ultimi mesi di vita.
A Vivian è stato diagnosticato un cancro alle ovaie al IV stadio (“Non esiste uno stadio V”, dice lei stessa alla telecamera per spiegare la sua diagnosi) e accetta di sottoporsi ad un trattamento sperimentale, arruolandosi in uno studio clinico. Il film sceglie di far vedere anche medici interessati più alla ricerca che alla cura dei tumori. Medici che sanno fin dall’inizio che Vivian non si gioverà del nuovo trattamento in termini di sopravvivenza: quel che sperano, è d’imparare qualcosa dalla sua assunzione di un nuovo farmaco.
La vicenda è l’occasione per una meditazione profonda sul significato della vita, per nulla didascalica, ma affidata all’intensità delle emozioni che il film riesce a suscitare. Nel progressivo annichilimento della persona dovuto alla malattia, emergono tuttavia i ricordi, le sensazioni, i sentimenti più riposti. Tutte le sovrastrutture sociali e culturali lentamente lasciano il posto alle sensazioni più vere. Quando il sapere, il successo, il potere sono tramontati, resta l’amore. Emma Thompson percorre la vicenda di Vivian senza infingimenti: nausea, vomito e spossatezza accompagnano realisticamente le cure.
«Ripristinando la punteggiatura originale, la Morte non è più qualcosa che gesticola su di un palcoscenico, con punti esclamativi; è una virgola, una pausa», dice a Vivian la collega studiosa dei sonetti di John Donne. Vero, forse, ma la stessa collega mostrerà grande umanità, leggendo a Vivian le favole della sua infanzia.
Il film è forte ed encomiabile: basti ricordare la scena in cui Vivian e l’infermiera Susie (che nel film rappresenta proprio la forza dell’amore) si confessano mangiando un ghiacciolo: perfetta e senza interruzioni di ripresa, dal primo all’ultimo morso. Nichols immerge lo spettatore nell’atmosfera iperrealista dell’ospedale, curando i particolari e giocando sulle sfumature. Secondo The Assertive Cancer Patient, questo film dovrebbe esser visto da tutti gli operatori sanitari che si occupano di oncologia.

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