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Uno su due

locandina uno su due
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Regia: Eugenio Cappuccio
Interpreti: Fabio Volo, Anita Caprioli, Ninetto Davoli, Giuseppe Battiston, Tresy Taddei, Agostina Belli, Paola Rota, Francesco Crescimone, Emanuela Spartà, Luca Martella
Anno di produzione: 2006
Durata: 100’
Tipologia: lungometraggio
Genere: drammatico
Paese: Italia

La storia. Il titolo dice che uno su due è la media di chi guarisce quando si è colpiti da un tumore. Di chi ce la fa e chi no. Si tratta di una media molto poco ragionata, perché le percentuali di guarigione dipensono dal tipo di tumore, dalla sua gravità, dall’età del malato e da tanti altri fattori. In ogni caso, il regista Eugenio Cappuccio, con l’aiuto di alcuni bravi attori, riesce a mantenersi in equilibrio mostrando la paura e l’ossessione ed insieme la vita che continua, l’ironia, la possibilità di cambiare anche radicalmente, sulla base di esperienze dure e formative.
Lorenzo (Fabio Volo) è un imprenditore di un certo successo. Passeggia con l’amico e socio Paolo (Giuseppe Battison) per le vie del centro discutendo dei loro successi, quando cade a terra svenuto. Portato in ospedale, gli viene effettuata una biopsia cerebrale, nel timore si tratti di un tumore cerebrale. Viene quindi ricoverato nel reparto di neurochirurgia in attesa degli esami. Nei giorni in ospedale nasce un’amicizia con il vicino di letto, il cinquantenne Giovanni (un convincente Ninetto Davoli), affetto da un cancro al cervello e già sottopostosi a diversi interventi chirurgici. Giovanni è solo: non riceve visite, è divorziato da molti anni e non ha informato la famiglia del suo problema.
Finiti gli accertamenti, ma ancora in attesa del loro esito, Lorenzo esce d’ospedale e cerca subito la famiglia di Giovanni, la informa e convince la figlia di Giovanni, Tresy (Trecy Taddei), a far visita al padre che ne sarà felice.
Alla fine, Lorenzo apprende che le analisi hanno dato esito negativo: fa parte statisticamente di quell’«uno su due» che ce la fanno, il suo tumore è benigno e lo lascerà sopravvivere.
Il film porta con grazia sullo schermo le ansie e le paure profonde dell’attesa della diagnosi, e la valorizzazione dei rapporti umani profondi che a volte la malattia favorisce, a scapito delle relazioni effimere legate al successo.

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