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Biutiful

locandina biutiful
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Regia: Alejandro González Iñárritu
Interpreti: Javier Bardem, Blanca Portillo, Félix Cubero, Rubén Ochandiano, Martina García, Karra Elejalde, Manolo Solo
Anno di produzione: 2010
Durata: 138’
Tipologia: lungometraggio
Genere: drammatico
Paese: Messico/Spagna

La storia: Sembra un’altra città, rispetto a quella delle ramblas o del Camp Nou, di Messi e di Xavi. Una Barcellona inconsueta, periferica, sporca nel bel film, multipremiato, di Iñárritu. Un uomo solo, Uxbal (uno strepitoso Javier Bardem), dopo la scoperta di esser malato di tumore alla prostata, mentre ne viene lentamente sopraffatto, cerca di offrire una scheggia di futuro ai due figli piccoli, vittime di un matrimonio fallimentare con una moglie, Marambra (Maricel Alvarez), affetta da disturbo bipolare.

Uxbal è complesso ma mai artificioso, credibile nella sua speranza di futuro e nella disperazione solitaria. In lui convivono gli opposti: è padre e figlio, è forza e debolezza, è generosità ed egoismo e la malattia accentua le sue contraddizioni, come accade nella vita. Riflette il suo mondo complicato e dall’equilibrio fragilissimo. Figlio del degrado, dell’abbandono, dell’assenza, si rivela anche cuore, dedizione e amore.

Il suo corpo forte che via via s’indebolisce si concilia con una profonda compassione per sé e soprattutto per il mondo. Morire è un lusso da ricchi per chi conduce una vita precaria, per chi come Uxbal ha figli ancora bambini, e non può che essere disposto a tutto per mettere le cose in ordine, prima che sia tutto finito. Sullo sfondo, Santa Coloma, quartiere alla periferia di Barcellona sviluppatosi negli anni sessanta per accogliere l’immigrazione interna di centinaia di migliaia di spagnoli, favorita da Franco nel tentativo di spezzare la forte identità catalana. Lo straniero occupa gli spazi interni, più intimi e nascosti: gli scantinati e gli angusti appartamenti hanno inquilini senegalesi, cinesi, zingari, rumeni. Nel corpo malato e provato di Uxbal si fa strada una malattia vissuta sempre di più come non estranea e più personale.

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