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Autumn in New York

locandina autumn in new york
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Regia: Joan Chen
Interpreti: Richard Gere, Winona Rider, Anthony La Paglia, Elaine Stritch, Vera Farmiga, Sherry Stringfield
Anno di produzione: 2000
Durata: 103’
Tipologia: lungometraggio
Genere: commedia romantica
Paese: USA

La storia. Un neuroblastoma cardiaco: è questa la malattia che colpisce Charlotte (Wynona Ryder) nel film di Joan Chen d’inizio millennio, in una splendida New York autunnale, ancora non insultata dall’attacco alle Torri. Charlotte è giovane e carina, ha ventidue anni. Incontra Will (Richard Gere), fascinosissimo quarantottenne, chef di successo e tombeur de femmes. Lui: “Sono troppo vecchio per te”, lei:  “No! Colleziono oggetti antichi”. Come si vede, la sceneggiatura evidentemente non ha aiutato il film, nonostante i due attori siano notissimi, per quanto fuori parte e per nulla aiutati dalla regìa, non a caso oggetto di critiche severe.
Classicamente, Charlotte è l’immagine stessa della vitalità, frizzante e divertente, fino al momento in cui ha un improvviso svenimento (il momento clou viene ambientato in un luogo suggestivo come la pista di pattinaggio al Rockefeller Center).
Charlotte comprende che la malattia non le dà scampo e decide di vivere a pieno il tempo che le rimane. Will invece non si rassegna: si rende conto che per la prima volta è davvero innamorato e cerca in tutti i modi di salvare la ragazza. Grazie anche all’aiuto di sua figlia, con la quale peraltro ha avuto un rapporto fitto d’incomprensioni, Will trova un chirurgo disposto ad operare Charlotte, fin lì decisa a non subire alcun accanimento terapeutico, ma solo come ultima risorsa. Charlotte viene ricoverata e operata, ma le condizioni sono troppo gravi e muore. Will resta solo, ma in suo soccorso giunge la figlia ritrovata.
Morale: come scrisse il critico del “New York Times” all’uscita del film, «oggi sappiamo troppo del corpo per accettare l’idea abbracciata da Autumn in New York che la morte ti rende più bella dandoti una luce celestiale». Il classico film in cui il tumore funge solo da pretesto per narrare una storia romantica, senza riferimenti troppo crudi al male in sé.

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